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lunedì 13 dicembre 2010

kid's books are happy books!


cosa mi faccio postare da un fratello che va a boston per un convegno?
abiti firmati? teconologia affina? regalini e regaletti souvenirs?

no.
onestissimi libri per bambini.
tra cui uno in particolare:
click clack moo. Cows that tipe.

oppure anche The lion and the mouse.

i libri per bambini sono libri felici, almeno in usa.
perché qui da noi questi libri non ci sono. non li traducono.
ci vorrebbe troppa intelligenza!
e allora continuiamo con l'orgia di principesse rosa shocking, di mostri e mostriciattoli, geronimi e fatine appiccicose...
poi, quando il moccioso diventerà un moccioso pre adolescente, che legge solo e unicamente geronimo e affini, ci lamenteremo che sono caprette ignoranti senza gusto estetico, ironia, e incapacità, a 12 anni, di affrontare un testo di 20 pagine senza un'immagine.

perché la lettura cresce per gradi, da un bel libro si passa a un altro.
e da un bel libro illustrato per bambini si passerà al libro più impegnativo. perché il livello dei libri è lo stesso.
anche se sono libri per bambini.
anche se parlano di mucche che battono a macchina!

mercoledì 13 ottobre 2010

quando a fine giornata ti accorgi di non aver parlato quasi con nessuno, come reagisci?
le uniche conversazioni avute ieri sono state con M. e O., sul treno, anzi, alla fine siamo state separate e io e M. siamo rimaste da una parte.
il resto della giornata è passato tra i convenevoli di rito, i buongiorno e i ciao, i convenevoli di una classe di trenta persone. passati davanti al pc o ad ascoltare. parlavo molto di più negli ultimi anni di università, quando ormai il gruppo del triennio si era disgregato e io arrivavo e partivo sola dalle lezioni. ma prima o dopo la lezione quattro chiacchere col vicino le ho sempre fatte, anche se magari la persona l'avevo vista solo una volta o mai. scrivendo la tesi già le cose sono cambiate. si esce meno, praticamente solo per andare a cercare qualche libro che ti serve, o per le inevitabili attese dal Professore, in cui sì che parli. parli per evitare la noia dell'attesa, per sfogare dubbi e paure, parli per ridere, per consolare. parli perché voui parlare, anche se spesso alla fine dei discorsi hai più dubbi che altro, e non solo riguardo alla tua tesi.
dopo la tesi è arrivata la parentesi/ny. col senno di poi forse l'inizio della fase calante nella mia labilità psico-emotiva. troppe cose da fare e da vedere, troppe sere fuori o camminate nella sera newyorkese con un chai tea in mano a chiaccherare o anche solo a camminare, magari uscita da un teatro.
l'immobilità del mio guscio, così amato e che offre così tanta protezione. e che mi angoscia nella sua perdita.
e non conta che mia madremi dica: "perché hai queste paranoie? per ora ce la caviamo benissimo anche se tu non porti lo stipendio a casa, non ti devi preoccupare."
è possibile non preoccuparsi? l'eternità non mi appartiene né la vorrei, ma non appartiene neanche a chi mi è vicino. e se provo a guardare in là, verso il mio futuro, non vedo nulla che mi conforti. non ho la stabilità di un lavoro o di affetti. non ho come primo obiettivo costruirmi una famiglia, costruirmi intorno quella corazza di moglie/madre che molte ragazze ormai hanno come visione principale.
ragazze e anche donne che dicono: il mio sogno è quello di essere una donna sposata_non si sà di chi, spesso. troverò la mia realizzazione nella famiglia - e poi scopre che la vede come una pubblicità del mulino bianco. se trovo lavoro dopo la laurea bene, se no mi sposo - colpo apoplettico di tutto il parentado del futuribile sposo.

se alla fine della giornata ti accorgi di non aver parlato con nessuno, pur essendo sempre rimasta in mezzo alla gente, è un problema tuo o degli altri?
è un problema tuo se non sapresti neanche di cosa - non vuoi?, non puoi?, non fai lo sforzo o forse non ti sembra necessario? - poter parlare. non vuoi parlare.
e magari ripensi a tanti anni fa. quando aprlare era più facile e parlavi mattina e sera. parlavi con tutti. e magari ti ricordi di qualcuno con cui ti piaceva parlare, istintivamente.
e non sai se rimpiangi l'infatuazione passata o solo il fatto che una persona, una qualsiasi persona con cui parlare come parlavi all'epoca, di cose piccole, di cose stupide, di cose lievi e passeggere, non ci sia.

martedì 5 ottobre 2010

"Atonement" o della pazienza del ragno

dopo il post depressivo di prima passiamo alle cose divertenti, ovvero:
il progettone delle 100Novels.
dato che sono pigra iniziamo con uno dei miei libri già letti Atonement (2002), by Ian McEwan
( il link è quello della scheda critica del TIMES).

la pazienza del ragno per un romanzo che ti deve far digerire la dilatatissima prima parte, stupenda, a dir la verità, ma, indubbiamente, in un libro in cui tutti sanno il "motore dell'azione" (stupro di una ragazzina, accusa infondata, ecc ecc) arrivare alle fatidiche pagine nella notturna campagna inglese è una esperienza estenuante, che ti fa sentire sulla pelle il caldo opprimente di quella giornata del 1935, un caldo che paralizza e rallenta azioni, giudizi e, forse, anche i pensieri.
un gruppo di famiglia con amici in una campagna inglese, una ragazzina fin troppo precoce che vuole essere una scrittrice, che crede nella forza creatrice della parola... sperimentando sulla sua pelle che ciò che crea una cosa ne distrugge un'altra.

un libro di salti temporali netti e freddi, un libro che, alla svolta finale, ti svela che la tua pazienza è frustrata perché altri, più abili tessitori di trame hanno giocato con te per tutto il tempo, ti hanno fatto credere nell'impossibile, o, forse, l'unica possibilità di espiazione possibile, per tutti noi, rientra solo e unicamente nella sfera dell'intelletto.
è un'espiazione a metà, un espiazione che non porta poi alla catarsi, un'espiazione che in realtà non espia di tutti i nostri peccati, ma è un modo per porre un po' di pace nelle anime morte, siano esse anime altrui o le parti di noi stessi che abbiamo perso per strada.

la pazienza del demiurgo narratore, la pazienza del ragno della parola, la pazienza evocativa di coloro che possono creare altri mondi, forse anche beffardi o crudeli, forse falsamente pacificatori, forse crudelmente felici.
dopo anni dalla lettura mi ricordo ancora le sensazioni "di pancia" che questo libro mi ha causato. questa è forse la critica più bella: il grande potere della narrazione (o "the art of fiction", splendido titolo della serie di interviste che, da decenni, la Paris Review fa con scrittori di tutto il mondo, recentemente usciti in una serie di volumi, in Italia editi in parte da Fandango. ma molte di esse sono reperibili in versione integrale sul sito della paris review) si manifesta in questo romanzo e, in più, è il vero fulcro del romanzo stesso.

la crudeltà della narrazione e la sua bellezza, come potrebbe essere bella la tela del ragno per gli insetti che vi sono intrappolati.

mercoledì 8 settembre 2010

e alla fine i nostri eroi

o per meglio dire la nostra eroina, dopo le titaniche fatiche del tema di italiano di ieri, ha deciso di fare una cosa molto, molto stupida.

avete in mente quelle classifiche che a volte appaiono su libri, riviste, blog e affini?
siano esse "i 10 scapoli più ricchi della galassia centrale"
"15 metodi per fare un uovo sodo"
"10 discipline orientali che dovete conoscere (almeno di nome) per essere cool"
ecc ecc

sono un po' di anni che io ne ho salvata una fra le pagine internet classificate come "i miei preferiti" e la lista è questa

ALL TIME 100 NOVELS (IN ENGLISH)

fatta qualche anno or sono dal settimanale inglese Time. e questo spiega per solo libri in inglese e pressoché solo modern books, che nella corrente traduzione italiana sarebbero: libri di letteratura contemporanea.

fra questi alcuni li ho già letti, indipendentemente dalla loro presenza nella lista, semplicemente (?!) perché mi sono capitati nelle mani nel corso degli anni.
e il progetto pazzo è questo: leggerli tutti. uno per uno. magari anche rileggere quelli che avevo letto più di 10 anni fa, dando così per scontato il discrimine per una lettura critica(?!) sia intorno ai 16 anni.
e in più commentarli, criticarli, lodare o mandare a ca..re gli illustri critici che li hanno scelti ecc ecc.

ma ho bisogno di un paio di regole, in ogni caso, se nò potrei morire per troppa letteratura considerata "alta" da quelli del Time.

regole:
- posso non seguire l'ordinamento alfabetico
- è lecito abbandonare un libro, ma bisogna spiegare il perché e il percome.
- posso sostituire quei libri che non si trovano in Italia (ebbene sì, ce ne sono) con altri presi dalle altre liste dei due critici, ovvero, gli esclusi e i non concordi.
- posso leggerli in lingua o in traduzione a seconda della disponibilità.
- devo leggerne almeno uno al mese.
- fra un libro e l'altro, o anche fra le pagine di uno stesso, DEVO leggere altro, oppure impazzirò.
- posso abbandonare il progetto, ma non prima di aver letto almeno 1/3 dei libri rimasti.

detto questo, quanto sono pazza da uno a 10?
valgono anche i trilioni, temo.

venerdì 3 settembre 2010

gatti-conigli: il ruggito del gatto-coniglio

ho due gatti:
una balenottera di 7 kg, bianca e chiazzata di macchie tigrate, che in realtà è un coniglio.
un topino nano tigrato, più tondo che lungo, che in realtà non è un gatto ma un cagnolino fusoso.

i due gatti si odiano e sono 4 anni, da quando il topino è arrivato in casa, che questo fa agguati su agguati alla gatta bianca, terrorizzando la gatta bianca a non finire, tanto che ormai, appena sente il nome del micio, abbassa le oracchie e si appiattisce.
ma ieri sera la gatta ha preso la sua grande rivincita. mentre micio, sattolo e incurante, passava sotto la sedia dove c'era lei, zac!! un paio di artigliate sul sederone del topino, che non capendo da dove o da chi provenisse l'agguato, ha fatto un volo trascinando dietro di sé la sedia e si è rifugiato nello spazio fra la tenda e la finestra.
ogni volta che provavo a scostare la tenda, questo spingeva indietro il sederone per appiattirsi ancora di più.

ci ha messo 20 min a uscire dalla cucina, 10 dei quali impiegati per camminare i tre metri circa che separano la finestra dalla porta, fatti rasente ai mobili della cucina, strisciando la pancia a terra (avete in mente il vecchio film della disney "quattro bassotti per un danese"? ecco così) mentre io lo accarezzavo e gli dicevo che andava tutto bene.

ma ancora stamattina il topino non è tranquillo e entra in cucina solo se deve, aka HO FAME E NON POSSO FARNE A MENO, se no....

alla prossima vi racconto del corvo psicopatico, se vi aggrada

giovedì 19 agosto 2010

ero in vacanza, e dove se no?

o meglio, io ci ho provato ad andare in vacanza, e quest'anno, eccezionalmente, avevo anche intenzione di uscire di casa e muovermi un po', ma nei miei 10-11 giorni di montagna ne ho beccati 9 di pioggia.
tu chiamala sfiga!
quest'anno che, non avendo la scusa/dovere degli immancabili esami settembrini, potevo camminare a volontà.
quest'anno che, essendomi allenata nel giugno newyorkese e impoltrita nel luglio ****ese, avevo voglia di sgranchirmi le gambe.
quest'anno che, nel banchetto di libri scontati che c'è sempre giù in paese d'estate, non ho trovato nulla e dico nulla, e son finita a comprare un libro di cucina indiana (dalla disperazione? o mi dovrò disperare quando io, che a stento cucino un uovo, e fritto, perché sodo è complicato, ci proverò sul serio a cucinare?).
insomma, in quest'anno di buoni propopositi, con anche poca voglia di leggere, computer occupato la maggio parte del tempo dal pater familia, ho camminato giusto ieri, giorno prima di rientrare, con dei nuvoloni che erano orribili ( chiunque conosca l'alta montagna sa a cosa mi riferisco) ma nonostante tutto ho visto moltissimi animali e nei 30,5 secondi in cui il sole è uscito mi sono semi-ustionata naso e guance. così oggi ho uno strato di aloe vera che ha reso quasi inpossibile ogni mio movimento facciale. mi sembra di essere uno di quei personaggi tirati che si vedono in televisione: non potrebbero ridere o piangere neanche se lo volesero senò gli crolla tutto.

comunque, volete ridere, ieri sera a cena un amico di famiglia mi dice: perchè non scrivi un blog?
alla mia risposta: e su cosa, è calato il silenzio...